Tagli e crediti non incassati mettono a rischio le 17 strutture nel Lazio: lo stop dal 15 aprile
ROMA - A casa 2.283 malati. Licenziati 3.171 dipendenti tra infermieri, medici, fisioterapisti e tecnici. E rimangono senza cure pure i circa 5 mila pazienti che ogni giorno frequentano gli ambulatori. Chiude i battenti dal 15 aprile prossimo il San Raffaele Spa che nel Lazio è composto da 17 tra cliniche convenzionate specializzate in riabilitazione, un istituto scientifico, Residenze per lungodegenti che appartengono alla Tosinvest Sanità, cioè alla famiglia Angelucci. Il perché della serrata sono i mancati pagamenti da parte della Regione con la quale il San Raffaele vanta un credito di 150 milioni di euro.«La drammatica e dolorosa decisione - si sottolinea dalla Tosinvest - coinvolgerà 2.283 pazienti, attualmente ricoverati nelle strutture del San Raffaele e che, dal 15 aprile, dovranno essere ricollocati in altri presidi ospedalieri; gli utenti dei Centri polispecialistici ambulatoriali dove, ogni giorno, vengono rese circa 5.000 prestazioni, e 3.171 dipendenti, che verranno coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo». Una decisione, spiega il Gruppo, «assunta a causa dell'inerzia degli uffici della Regione Lazio nella sottoscrizione delle intese per la riorganizzazione del Gruppo San Raffaele, nonché da mancati pagamenti, da parte della Regione, di prestazioni sanitarie già rese dalle strutture del Gruppo per un importo pari a circa 150 milioni di Euro».
Per quanto riguarda la mancata sottoscrizione delle intese per la riorganizzazione, il San Raffaele Spa ricorda di «aver presentato una prima proposta fin da ottobre 2009, aggiornata, in conformità alla normativa successivamente emanata, a ottobre 2010. Tuttavia, nonostante innumerevoli incontri, sollecitati dal San Raffaele, tesi a concordare una soluzione con le autorità regionali, ad oggi nulla è stato ancora determinato».

