Tutto il quartiere in piazza. Campane, petizione e striscioni: "Caldoro ferma il decreto"
"Il nostro ospedale non può e non deve chiudere".
Dal posteggiatore abusivo al commerciante di carrozzine. Dal barista che dice "perderemo tutti i clienti" ai venditori di minutaglie, e fino al pizzaiolo che ogni sera risponde sollecito alle chiamate di medici e infermieri. È la protesta compatta di tutto un quartiere (San Lorenzo) che inizia alle sei meno un quarto di ieri sera. Ci hanno pensato le campane della omonima basilica a scandire l'avvio della manifestazione del popolo dell'Annunziata risoluto a difendere lo storico presidio da un decreto che lo potrebbe cancellare. Il raduno dei 500 (ma gli organizzatori ne conteranno quasi 1000) è davanti alla chiesa. In ordine sparso arrivano camici bianchi, tecnici, infermieri. Ma anche gente comune. Tutti insieme. Gli organizzatori hanno curato i minimi particolari, distribuendo i partecipanti in dieci gruppi di 50, ogni gruppo contrassegnato da un colore diverso. Ognuno guidato da un caposquadra. Di qui, dalla basilica, il corteo arriva da destra e da sinistra nelle due strade del tracciato, via Egiziaca e via Ranieri. In silenzio, le braccia allargate, il polo dell'Annunziata da "salvare" riunisce i due estremi del serpentone umano. È il momento dell'abbraccio che virtualmente si realizza al corso Umberto, ultimo snodo perimetrale. I caposquadra sollevano l'asta colorata che sorregge gli striscioni. Sono gli stessi fatti affiggere da qualche giorno sui muri scrostati dell'edificio. Enormi poster che arrivano a lambire la "porta degli esposti", dal quindicesimo secolo simbolo mai dimenticato della città. Slogan di impatto, mai offensivi. "L'Annunziata non è protetto da forti poteri ma dal popolo e dalla Madonna"; "Caldoro ripensaci"; "Caldoro ferma il decreto", "No allo smembramento dell'ospedale", "L'Annunziata ha abbracciato nei secoli tanti bambini, oggi ha bisogno del nostro abbraccio".E poi c'è il banchetto della petizione. Lo avevano allestito a settembre quando serpeggiava l'ipotesi chiusura. Ieri hanno rispolverato un'iniziativa che aveva già ottenuto 2500 firme. Il testo dell'appello coincide con le aspettative dei medici: "D'accordo al trasferimento dell'ospedale al Santobono per integrarsi i un'unica azienda, purché senza smembramento delle sue attività. Anzi, il polo pediatrico va opportunamente finanziato nell'ottica del rilancio". L'"abbraccio del popolo" si conclude alle 18,30 con i fuochi d'artificio. E con la soddisfazione sul viso di tutti mista alla speranza di un dietrofront che, per gli organizzatori, "sarebbe una vittoria anche della politica". Ed è proprio dal Palazzo che arriva un commento. "Ci vuole il coraggio di ammetterlo. La situazione è molto confusa, nessuno sa ancora quale sarà il destino dell'ospedale. Ma certamente non è, adesso, a rischio chiusura. Il decreto va interpretato bene, perché dividere come si era pensato l'Annunziata, lasciando la Terapia neonatale nella Napoli 1 e facendo confluire il resto nel Santobono-Pausilipon, è un pessimo progetto riorganizzativo".
La catena umana per salvare l'ospedale 