Uniti si vince.
E se la posta in gioco è il bene comune, ovvero un'efficace assistenza sanitaria, la spinta a mettere da parte ansie competitive o sterili voglie di primeggiare si fa ancora più impellente. La nascita di un tavolo comune tra le diverse realtà ospedaliere cittadine potrebbe dare il via al processo di integrazione, idea che si è fatta strada nel corso del convegno in Vanvitelliano su «La rete ospedaliera bresciana. Proposte di integrazione per un migliore e più efficiente servizio ai cittadini».Il primo ad avanzarla è stato Achille Farina, consigliere comunale con delega alla sanità, parlando della necessità di «archiviare diffidenze» e di entrare in una fase di «collaborazione virtuosa», perché se gli ospedali interagiscono possono imboccare la strada giusta in tempi di risorse sempre più contenute e malattie croniche che stanno esplodendo (nel Bresciano i cronici sono 300 mila e 20 mila i portatori di bisogni assistenziali complessi): un tavolo della sanità diventa lo strumento idoneo per «mettere in comune energie, con la Loggia in veste di catalizzatore».
Anche il rettore dell'Università di Brescia, Sergio Pecorelli - rivendicando alla Statale un ruolo aggregativo dal punto di vista culturale e della conoscenza - si è chiesto fino a che punto la competizione fra strutture può essere vantaggiosa e quando invece vira nel disastroso: «Una sana competizione ci può stare, ma le reti che funzionano meglio sono quelle in cui ci si incontra e ci si confronta sulle proprie virtuosità e i propri limiti - ha osservato -. Bisogna mettersi intorno a un tavolo con onestà intellettuale, trovare un'occasione di coordinamento, ponendo al centro il cittadino».

